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Á means river | Ísland

 

Tra la luce che si spegne e l’inizio del giorno, ho conosciuto posti dove non fanno rotta le navi, non esistono treni e non circola nessuna auto, dove un semaforo giallo significa rallenta e non accelera.
Senza spingersi e senza strattonarsi, qui vivono bambini, uomini e donne. Sotto la luce islandese hanno lo stesso aspetto e condividono calore e speranze in una piscina al neon, nella città tutte uguali ma con un nome diverso.
Dei ragazzi fanno a gara a spingere un carrello della spesa, una madre compra solo cibi con scatole colorate e un anziano si immerge in una pozza d’acqua calda a 41°. In un oceano di colori e in un mare di strade vuote, non ho nessuna idea di dove fossi io o di dove sarò alla loro età.
Come fotografare l’Islanda senza necessariamente rappresentarla per quello che è (bellissima)?
In 13 giorni e 2994 Km percorsi, ho cercato di rompere lo specchio e non raffigurarla come la terra dei fiumi, dei vulcani e degli sconfinati ghiacciai, ma fotografandola in maniera del tutto inusuale e asettica, cosicché, per una volta, possiamo allontanarci dall’esplosione della natura e vivere nei colori, dando voce alla minoranza dell’isola: l’uomo.

 

Between the light going off and the beginning of the day, I have known places ships don’t set a course to, where there are no trains and no cars, where yellow traffic lights mean to slow down and not to accelerate. Children, men and women live here without pulling or pushing. Under the Icelandic light they share the same look, heat and hopes in a neon pool, in cities with different names that all look alike.
Some boys race to push a shopping cart, a mother only purchases food in colored boxes, and an old man dives into a hot water pool at 41°.
In an ocean of colours and in a sea of ​​empty roads, I have no idea where I have been or where I will be at their age.
How to photograph Iceland without necessarily representing it for what it is (beautiful)?
In 13 days and 2994 km travelled, I have been trying to break the mirror and not to depict Iceland as the land of rivers, volcanoes and endless glaciers, but to photograph it in a completely unusual and aseptic manner, so that, for once, we can get away from the explosion of nature and live in colors, giving voice to the island’s minority: humans.

 

Iceland | August 2017

 

 

Impersonalism: Tenerife

 

Impersonalism: Tenerife è un progetto fotografico realizzato nel 2016 in occasione di un viaggio di sette giorni nell’isola delle Canarie. Lo scopo di questo progetto è il tentativo di azzerare quasi completamente la presenza delle persone sull’isola attraverso un approccio non-antropocentrico all’ambiente, evidenziando i colori e le geometrie delle strutture architettoniche.
Il viaggio si è tradotto in un’indagine intima e personale volta, da una parte all’accettazione di quanto ormai presente, e in secondo luogo nel rifugio in luoghi-non luoghi costituiti da geometrie lineari, rassicuranti e familiari, come un campo da calcio o una piscina a picco sul mare di un piccolo paese di pescatori spagnoli.

 

Impersonalism: Tenerife is a photographic project made in August 2016 during a 7-day trip in the island of the Canaries. The purpose of this project is the attempt to achieve near-zero the presence of people (tourists and locals) on the island through a non-anthropocentric approach to the environment, highlighting the colors and shapes of architectural structures.
The trip resulted into the desire of escape completely from these stylistic choices, translates into an investigation intimate and personal time, from one part of the acceptance as now present, and in the second place in the refuge in places not-places consist of linear geometries, reassuring and family as a soccer field or a swimming pool overlooking the sea in a small village of Spanish fishermen.

 

Tenerife | Spain | August 2016